A cena come in un Gesamtkunstwerk

di Antonio Guiotto


Credo sia chiaro a tutti che la “cucina” è da considerarsi una forma d’arte, forse tra le più raffinate e che più si avvicina ad un atto performativo, in cui il cuoco, che spesso se ne resta in disparte, magari ad osservare le espressioni compiaciute dei degustatori da un oblò nascosto, è al tempo stesso; autore, creatore, manipolatore, chimico ed interprete di opere che stimolano i sensi. Se ben preparato, un piatto delizia prima di tutto l’olfatto, ed è magnifico quando si percepisce a naso l’arrivo di una portata, dove odori ed essenze cominciano a far presagire quanto si andrà a gustare, e in quella frazione di secondo, quando ancora la vista non viene appagata da colori e forme, il nostro cervello elabora una serie di reazioni, va a pescare tra i ricordi, tra le esperienze e riaffiorano immagini e momenti, magari tenuti da qualche parte in attesa di essere rispolverati, scatenando quel “tempo ritrovato” tanto caro a Proust. Lentamente dal profumo si passa alla vista, la quale in un secondo momento continua ad elaborare, trasmettendo informazioni al cervello che reagisce agli stimoli, cominciando quel riflesso condizionato che grazie a Pavlov e ai suoi cani, possiamo comprendere, ma senza doverla vivere a tutti i costi come spiegazione assoluta, perché con il cibo non c’è tanto da capire o elaborare, ma piuttosto da immergersi, facendo esperienza e tesoro. Adoro gli attimi che precedono il momento esatto in cui il cibo entra in contatto con le papille gustative, quando si resta alcuni istanti ad ammirare, con quel mezzo sorriso, chiudendo leggermente gli occhi e inalando a pieni polmoni ogni aroma cercando di scomporlo e riconoscerne ogni fragranza come avrebbe fatto Jean-Baptiste Grenouille. Ogni boccone, riempie, si propaga e rimane lì, si somma, si scompone e ricompone, ed è importante che tutto sia calcolato alla perfezione, le dosi, i sapori e tanto anche quanto si accompagna bevendo, perché non copra ma esalti. Non so voi, ma quando mi capita di mangiare qualcosa che amo, che ho cucinato o che qualcuno ha preparato per me, o anche quando assaggio qualcosa per la prima volta, e presagisco che non ne rimarrò deluso, in tutto quel lasso di tempo io godo, si, profondamente e pienamente godo. Ho fatto questa lunga premessa per parlarvi di un’esperienza alla quale ho avuto il piacere di partecipare, il 10 Marzo scorso, il luogo era un appartamento a Venezia, e l’appartamento in questione è uno degli esperimenti di una delle aziende di design più illuminate e lungimiranti che abbiamo in Italia; Lago. Questa azienda assieme alla Fondazione March, hanno dato vita ad un progetto molto interessante, dove, Design, Arte Visiva, Arte Culinaria, Cinema, Performance, Letteratura e Musica si fondono per dar vita ad una sorta di Gesamtkunstwerk Wagneriano, dove nove artisti, hanno immaginato il progetto, “Ricette per Appartamento, Manuale di cucina azionista”. Il progetto in questione nasce nell'estate 2010, quando gli stessi artisti, ospiti del Lagostudio hanno pensato a delle "istruzioni d'artista", coma sorta di ricette che i tenant degli Appartamenti LAGO possono utilizzare a proprio piacimento. Nella stessa settimana gli artisti hanno progettato una mostra site-specific per l'Appartamento LAGO di Venezia-Rialto, intitolata ARE YOU IN?, mostra che inaugurerà a Giugno di quest’anno. La serata a cui ho partecipato è stata la prima di tre, inizio di un percorso che hanno chiamato CUXINA, gli ospiti oltre a gustare i piatti dello Chef Perla Raschini, hanno potuto socializzare e conoscere gente interessante, trasformandosi in “consapevoli” attori, per la realizzazione del film d’artista “GLI AMATORI”, di Francesco Ragazzi e Francesco Urbano, ma non solo, sempre nella stessa serata, Valentina Vetturi, ha chiesto ad ogni invitato, di lasciare una traccia del proprio passaggio, facendo scrivere loro, su di un taccuino, le ISTRUZIONI FAI DA TE, sorta di consigli per i padroni di casa. I consigli non si sono sprecati e spaziavano dal più semplice al più assurdo, come ad esempio: “…utilizzare un lampadario di casa per la coltivazione delle cozze”. In un colpo solo, ho avuto la possibilità di mangiare, godendo delle regole dell’ospitalità e convivialità, essere parte di un’opera e vivere un’esperienza unica. Rimangono altre due serate, io vi consiglio di partecipare, ma se volete saperne di più, conoscere gli artisti, contribuire in prima persona, non mancate ai prossimi due appuntamenti, che saranno rispettivamente Venerdì 20 Maggio e poi l’ultimo a Settembre in data da definire.

P.S. se avente intenzione di partecipare prenotate la vostra cena ai seguenti link: http://dinner-one.eventbrite.com/ oppure http://www.fondazionemarch.org/cuxina-dinner-one.html?lang=it, non ve ne pentirete.