Design e pensiero filosofico spiccio
Di Antonio Guiotto
A volte capita di parlare di qualcosa senza avere bene in mente di cosa si tratta, e si sa, ognuno di noi, è un potenziale “qualsiasi cosa”, infatti, siamo pronti in qualsiasi istante, a prendere il posto, di: calciatori, allenatori, arbitri, magistrati, politici, registi, campioni di briscola etc, sottolineando il proprio disappunto, su questa o quella decisione, esordendo con la frase standard:”
se fossi stato io… avrei fatto così…”. E devo dire, che si tratta di una pratica comune, chi di noi, almeno una volta nella vita, non ha affrontato una conversazione in questi termini? Io si, lo ammetto e non me ne vergogno. Credo che la figura dell’opinionista sia nata proprio per quest’esigenza di sostituirsi a qualsiasi altra figura professionale, in qualsiasi occasione non rientri nei nostri schemi mentali, giudizi etc. etc., quindi possiamo dedurre che in molte di queste occasioni, anche se cerchiamo di ottenere la ragione del nostro punto di vista, presentando come assoluto ciò che pensiamo, dimentichiamo spesso di essere obiettivi, tranne per il fatto di obiettare argomentazioni che non sembrano in linea con ciò che crediamo giusto, ma nel senso che, non osserviamo con cura tutti i dettagli, e cioè che il nostro sguardo pare distratto, e non corretto come se al posto degli occhi avessimo un “obiettivo” fotografico, con il quale poter analizzare i fatti senza essere influenzati da opinioni personali, gusti e credo religioso o politico, e invece pare che l’unico “obiettivo” sia quello di ottenere ragione. Mi è capitato di leggere un libro di
Arthur Shopenhauer, che è appunto:”
l’arte di ottenere ragione”, e quando lo lessi, pensai a come il libro che erroneamente viene considerato un manuale da seguire per vincere nelle conversazioni, altro non è che uno studio sulle tecniche di talune persone, che attraverso una serie di comportamenti ottengono la vittoria in una discussione, senza curarsi della verità, ma avendo come unico scopo, quello di porre l’avversario in una posizione di svantaggio. Ma fortunatamente esiste un campo in cui pare che la verità, intesa come ottenimento di una conclusione derivata da premesse, si possa ottenere attraverso una deduzione logica, o un metodo deduttivo, per la quale invenzione, dobbiamo ringraziare
Aristotele.
Tale metodo, come il suo studio, ha senza dubbio portato ad un grande cambiamento nel pensiero umano, e quindi a priori possiamo dedurre qualsiasi cosa, o quasi, e allora per dirla alla Aristotele.”
tutti gli uomini sono mortali, io sono un uomo, quindi, io sono mortale”, ma a voler essere pignoli io ci aggiungerei: “ e le donne? Non sono mortali?”. La matematica, come tutta la scienza si basa su questi principi deduttivi, e parrebbe che non ci servirebbe altro per vivere una vita corretta e logica, ma non è così, perché ciò di cui abbiamo bisogno, sono le informazioni, e più informazioni abbiamo, meglio possiamo trarre delle conclusioni. Ma non è che tutto si basi solo su teorie a priori, abbiamo bisogno di sperimentare queste teorie e andare avanti per tentativi, con successi ed errori, perché come diceva un altro filosofo e cioè
Karl Popper, che rifacendosi alla
rivoluzione copernicana del pensiero di
Immanuel Kant,
ha capito che da singoli casi particolari non si potrà mai ricavare una legge valida sempre e in ogni luogo, proprio perché noi non possiamo fare esperienza in un ambito universale. Quello di cui vi sto parlando è ciò che accomuna
Desigh e
Scienza, perché anche il design, come l’architettura, non riguarda solo un rapporto estetico tra le sue forme ed il gusto di un acquirente o di un committente, ma parla dello studio di una serie di aspetti fondamentali. Il design è quindi il risultato dell'analisi di tutte le caratteristiche progettuali che definiscono il prodotto stesso e allo stesso modo ne possiamo dedurre che, il design e l’architettura, racchiudono in se un elevato insieme di qualità come l'ergonomia, l'usabilità, la semplicità costruttiva, la sostenibilità ambientale, impatto ambientale, ed in fine anche l’estetica. Lo studio di uno spazio, o della praticità di un prodotto, come del tipo di materiale, vengono effettuate, secondo una serie di deduzioni logiche, basate anche sull’esperienza, perché se per esperienza sappiamo che non possiamo costruire una casa di ghiaccio nel deserto, è inutile tentare di costruirla, ed infatti possiamo dedurre che se non ci sono case di ghiaccio nel deserto, ci saranno dei motivi, o perché nessuno ci ha mai provato, o perché qualcuno ci ha provato e ha scoperto che con una temperatura di 40°C all’ombra, la casa si squaglierebbe. Fortunatamente il design e l’architettura non si basano su esempi strampalati come questo, ma anche su teorie di fattibilità. Ma torniamo alla deduzione che: “
se nessuno ha mai realizzato un determinato oggetto, con determinate caratteristiche, ci saranno dei motivi…”, ecco credo che questo sia ciò che spinge ogni inventore, come ogni designer o architetto a concepire qualcosa che prima non esisteva, quindi da questa frase possiamo formulare una serie di teorie e porre dei quesiti, dando risposta a queste domande, basandoci sull’esperienza di altri, o su tentativi personali, potremo abbandonare l’esperimento in questione o tentare qualcosa che altri non hanno ancora concepito. Quindi ogni volta che osserviamo un oggetto di design piuttosto che una costruzione architettonica, non dobbiamo dimenticare, che non si tratta solo di un’esperienza estetica, ma di un complesso progetto, che nel momento stesso in cui verrà realizzato, sarà esso stesso un nuovo punto di partenza per tentare in futuro di concepire e realizzare qualcos’altro che adesso non c’è.