old school

prima parte
di Antonio Guiotto
Non che io sia un difensore della bellezza, non a tutti i costi, ma probabilmente, per via della questione del bello assoluto ecc. ecc., semplicemente mi piacciono le cose pratiche, per quanto riguarda il Design, e quelle che mi danno una botta allo stomaco, per quanto riguarda, tutto il mondo dell’Arte, quindi cinema, letteratura, teatro, arti visive, danza, e via dicendo.Per la prima categoria e cioè il Design, inizio a rimpiangere quando veniva un po’ meno la trovata retinica e ci si concentrava un po’ di più sullo studio ergonomico, e allora mi viene in mente sempre lui, il caro e buon vecchio Bruno Munari, al quale mi sento di criticare solo il suo attaccamento alla plastica e al concetto di usa e getta, ma che per il resto, mi pare inattaccabile, perché concepiva oggetti e idee, secondo un criterio di vecchia scuola, e che mi pare a me, ma non solo, che in alcuni casi, oggi quella cosa della praticità di un oggetto, venga in secondo luogo, rispetto, ad un fattore che è quello dell’impatto visivo.
Non sono cavaliere, e tanto meno sono fante, non mi vorrei porre in una posizione di preferenza, magari per scontrarmi con i sostenitori del decorativismo, ma se consideriamo che in fondo, fatta eccezione per mamma Ikea, tutto il resto è cosa per ricchi, e quindi probabilmente ci sta che gli oggetti siano sfarzo e lusso, ma forse sarebbe meglio se quel “bello” del design fosse un po’ alla portata di molti, magari, non di tutti, ma avere un salotto che fa colpo, o una cucina, che piace agli amici, senza aver speso uno sproposito, non sia solo un’esclusiva degli svedesi.Quindi un po’ mi rivolgo ai designer, e un po’ alle aziende: “fate qualcosa per spodestare il monopolio di Stoccolma”.
Abbiamo bisogno che le città e le case dentro alle città, ci facciano stare un po’ meglio, almeno quando torniamo a casa la sera, dopo aver passato più di un terzo della giornata tra il lavoro e gli spostamenti vari.
Il mio non vuole essere in nessun modo un inno per instaurare, sibillinamente, un nuovo tipo di pro-made in Italy, ma una richiesta per non dover scegliere se avere una bella casa e non riuscire a finire di pagarla, o avere una casa uguale a migliaia di altre, carina niente da dire, ma che non dura.
old school
seconda parte
di Antonio Guiotto
Altro discorso è invece quello delle arti, quello è un mondo solo per ricchi, almeno nella parte dell’acquisto, ci sono musei con biglietti d’ingresso cari, ma ci sono anche musei abbastanza abbordabili e altri, pochi, gratuiti.
L’arte costa, costa produrla, costa veicolarla, costa comprarla, costa farla, costa pensarla.
Cambia la vita, di chi la vede, ascolta, sente, legge, e di chi la scrive, scolpisce, dipinge, dirige, filma, fotografa.
È la scintilla dell’umanità, è ciò che ci differenzia dagli animali,
e non solo perché sono di parte, ma è ciò che ci ha salvati dalla distruzione del genere umano in “Ultimatuma alla terra”, non l’originale, di Robert Wise, ma il remake, di Scott Derrickson, quello con Keanu Reeves, che interpreta Klaatu.
Allora in quel film c’è una scena, che a mio avviso rende speciale il genere umano, perché dovrebbe essere sterminato, per via dell’inquinamento, la totale mancanza di rispetto per la natura, e guerre e tutto il resto.
Beh, c
’è questa scena, in cui Klaatu accompagnato da Helen, si trova in casa del Prof. Barnhardt, perché convinca l’ospite alieno a non distruggere la razza umana, e lui pare proprio irremovibile, niente da fare, quando ad un certo punto, la sua attenzione è rapita da una sonata per pianoforte di Bach, e in quel preciso istante, si rende conto, che l’umanità può anche concepire qualcosa di meraviglio.
Ecco, a parte le balle, gli spropositi e tutto il resto, come dicevo prima, questa è la grandezza del genere umano, la capacità di concepire qualcosa di straordinario, qualcosa che possa alla prima comprensione, al primo sguardo, al primo ascolto, rendere il mondo un posto migliore, che sia un libro di Calvino, piuttosto che un teschio di Orozco, o un pezzo di Bach.


